Home
 
News
Corsi e Congressi
Stone Center
Patologie & Interventi
Genitali
Vescica
Prostata
Alte Vie Urinarie
Ureterorenoscopia - RIRS
Video
Casistiche
Curriculum Vitae
Link utili
L’Esperto risponde
Contatti
Studio
Ospedale Cristo Re
Clinica Sanatrix
 
 
 
Genitali - Patologie / Incontinenza urinaria nell'uomo
 
Premesse
Cos’è l’incontinenza urinaria
Cause
Come si manifesta
Incontinenza e Qualità di vita
Cosa fare
Diagnosi
Terapia
 
Premesse

L’incontinenza urinaria è un problema importante per molti uomini, ma è confessato solamente da pochi.
Eppure, questo disturbo, se affrontato in modo adeguato, può essere sconfitto o tenuto sotto controllo in modo molto efficace.

 
Cos’è l’incontinenza urinaria

L’incontinenza urinaria è l’incapacità di controllare e trattenere l’urina. Essa può manifestarsi con gravità variabile da perdite minime (una o poche gocce) fino alla perdita completa del contenuto vescicale.

Fughe d’urina, anche piccole, costituiscono un problema igienico e una causa di disagio sociale che può compromettere in misura rilevante la qualità della vita.

L’incontinenza urinaria colpisce più frequentemente il sesso femminile, ma si calcola che una percentuale variabile tra il 2 e il 10% della popolazione maschile presenti delle perdite di urina.

Fortunatamente esistono delle soluzioni, che si diversificano in relazione alle cause che sottostanno alla incontinenza stessa.

 

 

 
Cause

La vescica è l’organo a forma di sacca deputato al contenimento dell’urina.

L’uretra è il canale che collega la vescica all’esterno. Questo canale viene mantenuto chiuso da un meccanismo sfinterico.

L’incontinenza può essere dovuta ad un problema di malfunzionamento della vescica, dell’uretra o di entrambe.

La vescica può contrarsi e spingere fuori l’urina quando dovrebbe stare a riposo oppure non lasciarsi dilatare dalla urina che dovrebbe raccogliere.

L’uretra, invece, può non avere una chiusura sufficiente per garantire la tenuta della urina quando aumenta la pressione in vescica, come per esempio alzandosi in piedi, tossendo, camminando, facendo uno sforzo, accovacciandosi o, nei casi più gravi, anche a riposo, oppure la chiusura dell'uretra può essere troppo forte, a causa di una ostruzione, tanto da provocare il mancato svuotamento della vescica con conseguente sovradistensione e perdita di urina per rigurgito.

Ma perché la vescica e/o l’uretra possono andare incontro a questo malfunzionamento?
Alcune delle possibili cause:

• Interventi chirurgici
Gli interventi effettuati sulla prostata, specie quelli di asportazione totale (prostatectomia radicale) in caso di tumore, possono rendere lo sfintere incapace di svolgere la sua funzione di tenuta.
Anche alcune operazioni effettuate sull’uretra o sul collo vescicale possono compromettere i meccanismi di tenuta.

• Sindrome della vescica iperattiva
Esistono delle situazioni in cui il riempimento della vescica non avviene in modo graduale, ma è interrotto da capricciose contrazioni con spasmi della muscolatura vescicale (iperattività vescicale). Talora questa situazione è correlata ad una situazione di difficoltà nell’urinare per una ostruzione (per esempio da ipertrofia della prostata), talora vi è un problema neurologico alla base, ma spesso non vi è una vera causa identificabile della disfunzione.
La sindrome della vescica iperattiva si caratterizza per una urgenza di urinare, spesso con un aumento della frequenza dello stimolo e incostantemente con incontinenza.

• Ritenzione urinaria cronica subcompleta
Una ostruzione cronica allo svuotamento (la causa non neurologica più frequente è una ipertrofia prostatica benigna ostruente) con abbondante residuo di urina in vescica (quasi corrispondente alla sua capacità) dopo aver terminato
di urinare, può provocare la sovradistensione del serbatoio e perdita di urina per incapacità della vescica a riempirsi ulteriormente.

• Invecchiamento
Anche la vescica e l’uretra invecchiano col progredire dell’età e possono funzionare meno bene. La presenza di altri problemi di salute che riducono la capacità di movimento, la destrezza manuale, l’attenzione e la memoria possono sommarsi ai danni dell’età sul sistema vescico-sfinterico.

• Infezioni urinarie
Possono irritare la vescica e provocare contrazioni involontarie della stessa.

• Traumi dell’uretra
Incidenti che abbiano coinvolto il bacino e causato una rottura dell’uretra sfinterica anche se correttamente curati possono anch’essi compromettere i meccanismi della continenza.

• Cause neurologiche acquisite e congenite
Molte malattie neurologiche, sia del sistema nervoso centrale che periferico, possono comportare una alterazione dei meccanismi di regolazione del funzionamento vescico-uretrale.

• Patologie congenite
Alcune gravi malformazioni congenite (epispadia, estrofia) possono causare incontinenza per alterazioni della struttura e conseguentemente della funzione della vescica e dell’uretra.

 
Come si manifesta

L’incontinenza urinaria nell’uomo si può manifestare con caratteristiche diverse.
Possono verificarsi le seguenti situazioni o tipologie di incontinenza:

- Perdita di urina associate a condizioni di sforzo quali la tosse, lo starnuto, il sollevamento di oggetti da terra, ma anche in situazioni di cambio della postura, per esempio alzandosi dalla posizione seduta o sdraiata alla posizione in piedi o, ancora, camminando o accovacciandosi. In tal caso si parla di incontinenza urinaria da sforzo;

- Perdita di urina associata ad uno stimolo urinario improvviso, molto forte, impellente e non rimandabile (urgenza) che non consente di arrivare fino al bagno. In tal caso si parla di incontinenza urinaria da urgenza;

- Perdita di urina in entrambe le condizioni suddette, definita incontinenza urinaria mista;

- Perdita di urina continua, goccia a goccia, definita incontinenza urinaria di tipo continuo;

- Perdita di urina a gocce che compare dopo aver finito di urinare, chiamata sgocciolamento postminzionale;

- Perdita involontaria di urina durante il riposo notturno, definita enuresi notturna.

- In alcuni casi la incontinenza si manifesta quale campanello di allarme di situazioni in cui la vescica non si svuota completamente urinando volontariamente: il residuo di urina che si accumula nella vescica può portare a delle perdite, causate da una vescica troppo piena. In tal caso si parla di incontinenza da rigurgito, che è particolarmente importante differenziare dalle altre forme di incontinenza. Infatti in tal caso la terapia consiste nell’aiutare la persona a svuotare meglio la vescica e non nel trattare direttamente la incontinenza. Inoltre, questa situazione, se non trattata, è potenzialmente in grado di causare complicanze renali.

L’incontinenza urinaria nell’uomo, oltre a poter essere di diverso tipo, può essere di diversa gravità. Si possono avere fughe di urina caratterizzate dalla perdita di solo poche gocce, o di uno spruzzo o di quantità più importanti fino alla perdita di tutto il contenuto vescicale.
Anche la frequenza delle perdite può essere molto variabile: alcune persone hanno una incontinenza rara, meno di una volta alla settimana o al mese, altre perdono molte volte al giorno o anche continuamente.

 
Incontinenza e Qualità di Vita

L’incontinenza urinaria non è pericolosa per la salute, se non nei casi più gravi, quando sia associata ad immobilità e scarsa igiene personale o quando si accompagni a gravi problemi di ritenzione di urina come nella incontinenza da rigurgito o nelle malattie neurologiche.

L’incontinenza urinaria può contribuire ad aggravare lesioni della pelle, le cosiddette lesioni da decubito, che compromettono sempre più lo stato di salute del soggetto nelle persone con ridotta mobilità.

Nella maggior parte dei casi, invece, l’incontinenza urinaria è un problema che “si limita” a minare la vita di tutti i giorni. L’incapacità di controllare la perdita di urina, oltre a problemi igienici, provoca infatti disagio fisico, psicologico, suscitando sentimenti di imbarazzo e di vergogna.

Chi è affetto da incontinenza urinaria tende sempre più ad evitare le situazioni imbarazzanti, i luoghi non abituali (dove è difficile trovare un bagno in fretta!) e i contatti sociali. Tutto ciò può creare disagio anche nell’attività lavorativa e nella vita sessuale.

Si alimenta così un circolo vizioso, in cui la difficoltà a comunicare il proprio disturbo può aggravare il senso di frustrazione.

Indicativamente si può inquadrare la gravità dell’incontinenza urinaria in quattro gradi:
- Minima, quando la persona incontinente non fa uso di pannolini e le sue attività sociali non risultano compromesse.
- Modesta, quando invece il ricorso ai vari ausilii assorbenti è saltuario, ma i rapporti sociali e lavorativi non sono sostanzialmente compromessi.
- Discreta, allorché l’impiego degli ausilii assorbenti è praticamente costante e le occasioni d’incontro con gli altri cominciano a diventare problematiche.
- Grave, quando pannolini o condom (un contenitore esterno collegato ad una sacca) sono una compagnia costante, le attività sociali e lavorative subiscono pesanti restrizioni ed è necessario ricorrere all’aiuto di altre persone.

 
Cosa fare?

Parlare della propria incontinenza è importante.

Con l’aiuto dei medici, infatti, sarà possibile valutare il suo caso ed escludere alcune situazioni in cui l’incontinenza è il segno di un’altra patologia più o meno grave, che va affrontata diversamente dalle situazioni in cui la perdita di urina è un problema isolato.

Il medico inoltre potrà indicarle le soluzioni per la cura della sua incontinenza.

 
Diagnosi

La scelta migliore è rivolgersi al medico di famiglia, che può giocare un ruolo chiave nell’accertare i disturbi dell’incontinenza urinaria.
Ma l’ambulatorio del nostro medico è anche un crocevia nevralgico.
Da qui potremo essere indirizzati ed affidati alle mani di medici specializzati, coinvolti nella cura e gestione dell’incontinenza urinaria: Urologi, sicuramente esperti di questo problema, ma anche Fisiatri, esperti nell’insegnare norme di comportamento e a utilizzare meglio il proprio corpo per mantenere la continenza ed ancora Geriatri, nella terza età.

In molti casi non sono necessari esami specifici, perché la chiarezza dei sintomi permette al medico di fare una diagnosi presuntiva.

Una visita accurata in cui il medico raccolga dati sul sintomo ed esamini l’addome, il perineo, i genitali e la prostata, eventualmente associata ad un test da sforzo (cioè l’osservazione diretta da parte del medico della fuga di urina durante un colpo di tosse), costituisce il primo passo per la valutazione della persona con incontinenza.

Se poi è opportuno procedere ad accertamenti, i primi esami cui sottoporsi sono un’analisi delle urine con un’urinocoltura. Una semplice analisi dell’urina consente al medico di scartare alcuni problemi, quali l’infezione urinaria, che può generare nella persona il bisogno impellente di urinare e anche episodi di incontinenza da urgenza.
Se l’incontinenza non si presenta come unico sintomo, essa può essere associata a disturbi quali difficoltà, dolore o bruciore durante la minzione, che vanno indagati, così come i cambiamenti del colore delle urine, specie per presenza
di sangue (ematuria).

In questi casi, l’ecografia diviene un‘indagine molto utile alla ricerca di alcune malattie della vescica, quali i calcoli o i tumori, che, anche se molto più raramente, possono provocare incontinenza e che dovranno essere curati con trattamenti specifici.
L’ecografia è un esame capace di valutare soprattutto la morfologia, cioè la forma, della vescica e degli altri organi addominali quali i reni ed eventualmente la prostata. Grazie a questo esame è possibile anche accertare se rimane una quantità significativa di urina nella vescica dopo aver urinato, il cosiddetto residuo o ristagno d’urina dopo minzione.

Il diario minzionale è uno strumento di valutazione molto utile per il medico e per il paziente stesso. È la registrazione del comportamento della vescica durante la giornata, compilata accuratamente dalla stessa persona incontinente.
In pratica si deve annotare, per alcuni giorni, l’ora in cui si va a fare pipì e la quantità di urina emessa, nonché
gli episodi di perdita di urina. Il risultato finale è una tabella attendibile delle abitudini minzionali, che può essere
arricchita segnalando anche la possibile causa degli episodi di perdita (esempio tosse, cammino o urgenza), la loro entità e la necessità di cambio di eventuali assorbenti utilizzati.
Il diario minzionale è sicuramente un documento fondamentale per inquadrare la natura e la gravità del problema incontinenza.

La pesatura del pannolino bagnato in confronto allo stesso asciutto, dopo aver fatto eseguire alla persona delle attività che possono originare delle perdite, o durante le 24 ore di una giornata tipo, è un test che consente di quantificare, soprattutto se ripetuto nei giorni per le 24 ore, la incontinenza e il suo andamento nel tempo (test del pannolino o pad-test).

Nel caso in cui il medico ritenga opportuno, in alcuni casi selezionati, richiedere esami specifici, potrebbero esserle prescritte alcune indagini per valutare da un punto di vista anatomico le basse vie urinarie, cioè vescica ed uretra:

• Cistouretrografia minzionale
Questo termine indica un esame radiologico delle vie urinarie inferiori: nella vescica viene introdotto, tramite una catetere, un liquido, definito “mezzo di contrasto”. Durante l’esame una serie di “scatti” fotografano la vescica durante il suo riempimento e durante lo svuotamento tramite la minzione.
L’indagine delinea al meglio la silhouette dell’uretra, oltre ad evidenziare possibili rigurgiti (“reflussi”) di urina dal serbatoio vescicale verso i soprastanti ureteri, cioè i canali che collegano la vescica ai reni.

• Uretrocistoscopia
Uretra e vescica vengono ispezionati dall’interno con un cistoscopio, strumento ottico inserito in vescica attraverso il condotto uretrale.

Altri esami consentono invece di valutare il funzionamento della vescica e dell’uretra: fanno parte degli esami urodinamici.

• Uroflussometria
Fornisce una valutazione del flusso urinario, intendendo con questa espressione la quantità di urina, misurata in millilitri, che viene espulsa al secondo attraverso l’uretra. Ci pensa un apparecchio, chiamato flussometro, a registrare il volume corrente di urina che viene eliminata durante la minzione dalla persona, che urina liberamente in un recipiente di raccolta.

• Cistometria
È la registrazione grafica della pressione all’interno della vescica, in vari momenti del suo riempimento.
La cistometria permette di evidenziare contrazioni anomale della vescica che si verificano mentre si riempie di urina e che inducono un aumento, talora brusco, della pressione all’interno della vescica stessa.
Questo esame, che viene effettuato inserendo piccoli cateteri in vescica e riempiendola di liquido, costituisce un’utile mezzo per confermare la diagnosi di iperattività vescicale: quella vescica cioè “troppo” attiva, che, con contrazioni, spasmi ed aumento della pressione al suo interno, perde la capacità di serbatoio e può costringere alcune persone ad urinare spesso, con stimoli frequenti ed impellenti, talora non controllabili, con fughe e perdite di urina.

• Studio pressione-flusso
Con lo studio pressione-flusso è possibile registrare le pressioni, che si sviluppano all’interno della vescica durante la minzione, evidenziando situazioni di ostacolo al transito dell’urina, a volte secondario all’ingrossamento della prostata.

• Determinazione della pressione al punto di perdita (Leak Point Pressure)
Un’espressione complicata per indicare un test che valuta la capacità di chiusura e di tenuta dell’uretra.
Il paziente viene invitato ad eseguire quella che, con termine tecnico, viene chiamata manovra di Valsalva: un’espirazione forzata tenendo chiusi bocca e naso. Questo sforzo, che innalza la pressione addominale, va gradualmente aumentando fino ad ottenere una eventuale fuga di urina.
Ecco allora che la pressione del punto di perdita dell’urina è quello che corrisponde a quel minimo incremento di pressione sufficiente a vincere lo sbarramento uretrale e a causare incontinenza.

Non sempre è necessario eseguire tutti gli esami che abbiamo descritto.
Ogni caso può essere diverso e sarà il medico specialista a decidere quali esami effettuare.

 
 
 
 
Terapia

IÈ importante che sia la persona con incontinenza sia i medici cui si rivolge, anche se non specialisti della incontinenza, sappiano alcune cose:
le terapie per la incontinenza urinaria esistono;
• le terapie sono diverse a seconda del tipo di incontinenza;
• le prime terapie possono essere la riabilitazione e/o i farmaci;
• vi sono interventi chirurgici che possono aiutare in caso di mancato miglioramento;
• l’uso degli ausilii (tipo pannolini o condom), adeguati alle diverse situazioni, può migliorare la Qualità di Vita anche nelle persone ancora incontinenti;
• gli interventi per il tumore della prostata, meno frequentemente quelli per l’ipertrofia della prostata, possono provocare incontinenza: spesso migliora nei mesi successivi, ma le terapie possono aiutare a migliorare più in fretta.

 
Qualche consiglio in generale...

Provi a controllare quante volte urina al giorno e quanto urina ogni volta:
• se urina spesso (intervalli tra le pipì meno di due ore) piccole quantità (meno di 150 cc per volta), cerchi di rimandare di qualche minuto il momento in cui fare pipì ogni volta;

• se al contrario urina troppo poco (meno di una volta ogni 3-4 ore) e negli intervalli perde l’urina, cerchi di urinare un po’ più spesso, anche se non ha lo stimolo.

Alcune cose possono peggiorare la sua incontinenza, cerchi di evitarle:
• cerchi di non ingrassare: l’aumento della pressione nell’addome potrebbe peggiorare la sua incontinenza dopo chirurgia della prostata;
• cerchi di non esagerare con i liquidi se non prescritto dal medico: un litro e mezzo di acqua al giorno è generalmente sufficiente;
• eviti la birra e gli alcolici, che aumentano i liquidi introdotti e riducono la sua attenzione.

Parli con il suo medico dei farmaci che sta assumendo:
• la revisione di alcune terapie assunte per altri motivi quali, per esempio, antiipertensivi, diuretici, antidepressivi ed altri, potrebbe influire sulla gestione della sua continenza.

Se presenta uno sgocciolamento di urina dopo aver terminato la minzione, provi a “spremere” l’uretra passando un dito sulla regione davanti all’ano fino alla base dello scroto per terminare lo svuotamento del canale uretrale.

Questi sono semplici consigli in attesa della terapia riabilitativa; il medico e la sua equipe che la seguiranno le
daranno consigli più specifici per la sua situazione.

 
La Terapia di riabilitazione

Attraverso la riabilitazione è possibile cercare di migliorare quei meccanismi che compensano la perdita della attività dello sfintere uretrale, cioè di quel muscolo circolare che chiude il canale che porta l’urina dalla vescica verso l’esterno.
Tali meccanismi di compenso sono i “muscoli pelvici” che stanno intorno allo sfintere e che chiudono dal basso, come un pavimento, il nostro addome.

Il meccanismo sfinterico può essere meno efficiente sia per l’invecchiamento sia per la presenza di problemi neurologici, ma più spesso come conseguenza di interventi chirurgici sulla prostata o sulla vescica. La conseguenza può essere una incontinenza da sforzo o di tipo continuo, ma anche lo sgocciolamento postminzionale.
In tal caso è possibile cercare di rendere più efficienti i muscoli pelvici attraverso un trattamento riabilitativo da eseguirsi presso Centri specializzati nella riabilitazione della incontinenza urinaria dopo adeguata valutazione della situazione.

• Il trattamento riabilitativo prevede l’insegnamento di esercizi specifici per questi muscoli pelvici (chinesiterapia). Il fisioterapista le insegnerà dapprima a riconoscerli, poi a migliorarne la forza e la capacità di usarli. Questa capacità verrà sfruttata in diverse posizioni e in diverse situazioni quali la tosse, camminando o piegandosi o subito dopo aver terminato la minzione. Il trattamento personalizzato consentirà ad ogni persona di imparare ciò che è più utile per la sua incontinenza. Gli esercizi appresi durante le sedute di riabilitazione devono venire eseguiti quotidianamente anche a domicilio con costanza anche per mesi, in quanto si tratta di migliorare alcuni movimenti, come quando si impara un nuovo sport.

• A parere del medico, è possibile associare una elettrostimolazione, cioè l’applicazione di uno stimolo assolutamente non doloroso né fastidioso che fa contrarre i muscoli del pavimento pelvico attraverso una sonda a livello anale o, in alternativa, attraverso piccole placche (elettrodi) posti sulla cute della regione perineale (la regione tra la base del pene e l’ano).

• Talora può venire utilizzata la tecnica del biofeedback, cioè uno strumento che consente di visualizzare su uno schermo o con dei segnali luminosi quanto la persona sta contraendo i muscoli del pavimento pelvico, attraverso una sonda anale o dei rilevatori sulla cute della regione interessata.

• Anche nel caso della incontinenza urinaria da urgenza il trattamento riabilitativo può essere utilizzato. In questo caso molta attenzione va posta, oltre agli esercizi di chinesiterapia ed alla elettrostimolazione sopra descritti, alla rieducazione del comportamento vescicale (training vescicale).
Il training vescicale consiste nell’abituare la vescica a trattenere sempre un poco di più, rimandando di tempi crescenti il momento di fare pipì man mano che la rieducazione procede. Si abitua così la vescica a trattenere volumi maggiori di urina anche grazie ad alcuni “trucchi”, come la contrazione dei muscoli pelvici o situazioni che distraggano l’attenzione dallo stimolo.•

• La elettrostimolazione può essere condotta come descritto nel paragrafo precedente, ma può anche essere effettuata con l’uso di un piccolissimo ago da agopuntura posizionato, durante le sedute, al di sopra della caviglia, metodica però attualmente in fase di studio, così come l’applicazione di stimoli magnetici a livello perineale al posto di stimoli elettrici.

Lo specialista di riferimento della riabilitazione è il fisiatra esperto in incontinenza, che potrà programmare il trattamento riabilitativo personalizzato adatto a lei, ma anche in alcuni Centri di urologia potrà effettuare esercizi per migliorare il suo disturbo.

 
La Terapia con farmaci

Quando uriniamo, la vescica si contrae, spingendo verso l’esterno l’urina che contiene. Al di fuori di questi momenti la vescica dovrebbe “riposarsi”. Talora invece si contrae troppo, quando non dovrebbe: ciò può essere causa di quelle perdite di urina precedute da uno stimolo urinario che non consente di arrivare fino in bagno o anche di alcune perdite a riposo, cioè in assenza di qualsivoglia sforzo, anche da seduti o dormendo.

In questo caso possono essere utili alcuni farmaci che appartengono alla famiglia degli “antimuscarinici o anticolinergici”. Questi medicinali agiscono sulla vescica riducendo le contrazioni in momenti non opportuni, ma anche riducendo la sensibilità per volumi di urina troppo ridotti.

Le conseguenze positive sono:
• una riduzione o la scomparsa della incontinenza da urgenza;
• un aumento della capacità della vescica di contenere urina e quindi un aumento degli intervalli tra uno stimolo urinario e l’altro;
• un miglioramento della urgenza, cioè di quello stimolo impellente, improvviso e di urinare anche se la vescica non è completamente piena.

Per ciò che concerne invece la incontinenza urinaria da sforzo maschile, ad oggi non esistono in commercio farmaci specifici.

In alcuni casi il disturbo creato dall’incontinenza può essere in parte peggiorato da un incremento della produzione di urina da parte dei reni. In casi selezionati, in cui l’adeguamento dei liquidi assunti e dei farmaci non è sufficiente a risolvere questo problema, è possibile valutare la possibilità di ricorrere a farmaci, che riducano la produzione di urina come la vasopressina.

 
La Terapia Chirurgica

La terapia chirurgica è generalmente volta al recupero della funzione sfinterica dell’uretra e, di conseguenza, al ripristino della continenza urinaria in concomitanza di un aumento della pressione intra-addominale (colpo di tosse, sollevamento di un peso o anche il semplice passaggio alla posizione eretta o il cammino).

Non si rivolge alla correzione del malfunzionamento della vescica bensì solo a quello dell’uretra, che costituisce quindi la sua indicazione.
Alcuni casi di iperattività della vescica possono, peraltro, in caso di assenza di risposta al trattamento riabilitativo-farmacologico, essere oggetto di un trattamento chirurgico che costituisce una categoria a parte, la neuromodulazione sacrale.
Il quando intervenire e la tipologia di intervento da eseguire variano quindi da caso a caso. Secondo le linee guida internazionali è indicata una soluzione chirurgica nei soggetti che non rispondono alla terapia riabilitativa e/o farmacologica o che non desiderano o non possono effettuarla.

Interventi per il difetto dello sfintere uretrale
L’intervento chirurgico è finalizzato al recupero delle resistenze uretrali alla fuoriuscita di urina durante la fase di continenza.

• Questo obiettivo è raggiungibile mediante l’impiego di tecniche mini-invasive endoscopiche, che prevedono l’infiltrazione nella parete sottomucosa uretrale di sostanze che ne aumentano il volume. Ne risulta un incremento della capacità dell’uretra di opporsi alle perdite di urina. Le sostanze in commercio per questo utilizzo sono varie. Purtroppo l’efficacia di questa terapia, che ha il vantaggio di essere molto poco invasiva perché effettuata attraverso un cistoscopio, cioè un piccolo tubo introdotto attraverso l’uretra, è spesso modesta o addirittura nulla e comunque limitata nel tempo. Tale terapia, che va quindi ripetuta, viene definita come infiltrazioni intrauretrali di agenti volumizzanti o bulking-therapy ed è più adatta a incontinenza di modesta entità.

• Un’altra modalità per aumentare la tenuta dell’uretra è il posizionamento di due piccoli palloncini a lato dell’uretra, che vengono riempiti dal chirurgo ad un volume tale da consentire la continenza senza creare ostacolo alla minzione.
L’inserzione degli stessi avviene attraverso una piccola incisione nella regione del perineo, tra l’ano e lo scroto. Il vantaggio rispetto alle tecniche infiltrative è la persistenza dell’effetto nel tempo, ma si tratta di una terapia tuttora in fase di valutazione e non ancora inserita nelle linee guida internazionali.

• Una maggiore durata dei risultati rispetto alle infiltrazioni, ma a prezzo di una invasività chirurgica decisamente maggiore, è anche data dalla chirurgia che prevede il posizionamento di sling, o benderelle, che vengono inserite dietro e sotto l’uretra con azione di compressione sulla stessa e quindi di ostacolo alla fuoriuscita di urina. Anche questo tipo di chirurgia è tuttora in fase di valutazione.

• In caso di incontinenze gravi è possibile prendere in considerazione l’impianto di uno sfintere artificiale. È un meccanismo protesico in grado di consentire al paziente il ripristino della continenza. Lo sfintere artificiale è costituito da una cuffia posizionata attorno all’uretra bulbare, da un serbatoio localizzato in prossimità della parete laterale della vescica ed infine da una pompa che viene ubicata nell’emiscroto. L’intervento prevede l’inserimento di una cuffia attorno all’uretra bulbare mediante un’incisione chirurgica del perineo ed un’altra inguinale per il posizionamento delle restanti componenti della protesi. Rispetto alle precedenti metodiche questo intervento si presenta di maggiore complessità e gravato da un maggior numero di complicanze. È però l’intervento che a tutt’oggi comporta una maggiore probabilità di successo sulla incontinenza.

 
Interventi per la iperattività della vescica

Nel caso in cui la iperattività sia intrattabile con qualsiasi altra terapia conservativa, dopo adeguati accertamenti, è possibile l’impianto sotto la cute dell’addome di un piccolo pace-maker, cioè di uno stimolatore, collegato ad un elettrodo posizionato in corrispondenza di una radice nervosa sacrale.
Si tratta della terapia che si definisce neuromodulazione sacrale.

Nei casi più gravi, che non rispondono alle altre terapie, è possibile ricorrere ad interventi chirurgici più complessi di ampliamento della vescica con tessuti tratti da anse intestinali (cistoplastica di ampliamento) o di derivazione esterna delle urine (urostomia).

 
 
by lupodesign